Nel corso del tempo hanno imparato a conoscerne le potenzialità e hanno saputo così integrarsi tra loro e raggiungere un notevole benessere psicologico. Hanno imparato a gestire le loro paure, a relazionarsi fra loro in maniera non competitiva ma collaborando e dimostrando interesse e passione verso il nuovo. Hanno saputo esprimere i loro pareri personali e confrontarsi fra loro in maniera pacifica e civile.” (testimonianza di un educatore) Dal 2005 il C.R.A.M.S. (Centro Ricerca Arte Musica Spettacolo) di Lecco, che nelle sue molteplici attività utilizza l’arte, specialmente la musica, per connettere il mondo della disabilità al normale contesto sociale, collabora con il musicista David Jackson, interessato alla tematica della disabilità ed impegnato nello studio degli aspetti riabilitativi ed espressivi attraverso l’uso del Soundbeam. Il Soundbeam è un rilevatore di movimento, il cui funzionamento è simile a quello di un radar: i suoi sensori proiettano nello spazio un fascio di ultrasuoni che, incontrando un ostacolo, rimbalzano indietro alla sorgente. In questo modo i movimenti corporei, compiuti all’interno del raggio, vengono intercettati e tradotti in segnali Midi, a seconda della direzione e della velocità dell’oggetto in movimento (nel nostro caso, una mano, un piede, la testa, ecc.) e quindi trasformati in suoni. Il Soundbeam è stato utilizzato positivamente nei bambini con gravi problemi di comprensione e disabilità nell’apprendimento e i migliori benefici sono stati riscontrati con bambini e adulti affetti da una varietà di sindromi come autismo, ADHD (Attention Deficit Hiperactivity Disorder), demenza, sindrome di Down, sindrome di Rett, depressione, Alzheimer. Questi soggetti, inseriti normalmente in un contesto terapeutico e di cura, vedono fortemente limitate le proprie capacità ludico espressive. Il Soundbeam, invece, crea un’interazione con il mondo esterno, soprattutto con persone normodotate, difficile da ottenere nei soggetti con una grave forma di disabilità. Infatti, coloro che sono stati coinvolti nell’utilizzo del Soundbeam hanno imparato ad ascoltarsi, esprimersi tramite la composizione di suoni e con delle espressioni facciali rivelatorie hanno mostrato una risonanza estetica. Tuttavia il risultato più importante è che le persone hanno cominciato a esplorare, esprimere e comunicare i loro sentimenti; inoltre sono diventati più consapevoli di sé e
del mondo circostante, incominciando a sviluppare così i rapporti interpersonali mostrando la loro forma artistica interiore. Questi risultati sono stati ottenuti nei laboratori che il C.R.A.M.S. ha realizzato con i principali centri e Associazioni del territorio lombardo e della Svizzera, che si occupano di disabilità. Tutte queste esperienze si sono consolidate nel progetto Interreg Il raggio del suono, 2007 -2013, di cui il C.R.A.M.S. era capofila, ottenendo un importante riconoscimento nell’ambito del Programma di Cooperazione Transfrontaliera Italia-Svizzera. Nel progetto Interreg, tramite una ricerca tecnologica, si è arrivata alla creazione di nuovi ausili; è stata condotta, altresì, una ricerca scientifica che ha approfondito la tematica della musica connessa con il mondo della disabilità. Tutto ciò ha portato alla creazione di una rete di istituti e centri specializzati, che sono stati coinvolti, in primo luogo, nella formazione dei loro operatori e, successivamente, nel coinvolgimento di parte delle persone disabili, che si erano interfacciati con il Soundbeam, per la realizzazione di due grandiose performance musicali (The House that Cried e Twinkle). In essi musicisti e cantanti professionisti hanno avuto modo di misurarsi con il Soundbeam utilizzato dalle persone con disabilità (www.soundbeam.it), arrivando così a ottenere i positivi risultati sopraelencati. Al progetto Il raggio del suono è seguito il progetto Crysalis tuttora in corso con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente le tematiche e gli aspetti portati avanti nel progetto Interreg. In definitiva le esperienze sviluppate con l’utilizzo del Soundbeam ci portano a considerare ancora di più l’arte come motore di trasformazione sociale condiviso.
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Come è noto, per uno studente di musica non vedente è difficile, se non impossibile, avere una comprensione immediata di una partitura, che per poter essere suonata, deve essere prima di tutto letta a frammenti e memorizzata.