Spostiamo l’attenzione da questi drammi al fatto che ogni istante di vita e ogni esperienza per minima che sia sono essenziali per un bambino al di là delle sue condizioni e per questo non vanno sprecati. Non lo aiutiamo di certo infliggendogli esercizi noiosi e ripetuti pedissequamente a comando. I risultati migliori vengono invece da modalità giocose, messe lì a loro disposizione, basate sul gusto della sorpresa, della novità e tali da provocare il piacere di provare più volte per scoprirne tutte le possibilità nascoste. È la ricerca propria dell’intelligenza umana. Come? Bisogna semplicemente trovare il modo di tenere viva la curiosità e il desiderio autonomo del fare. Anche la valutazione della funzione visiva, quindi, dovrebbe essere sempre in sintonia con il bisogno di essere attivo, vitale in ogni bambino, eseguita in modo semplice e soprattutto a misura di bambino. Numerosi sono i test che possono essere utilizzati per capire come e quanto vede il bambino, ancor di più sono le molte varianti di somministrazione degli stessi, che rendono desta l’attenzione e che, studiati di volta in volta, offrono prontamente una modalità nuova quando l’interesse diminuisce e con esso la vivacità della relazione. La misura è dunque soggettiva e noi la scopriamo se ci mettiamo in ascolto, non con l’atteggiamento dell’addestratore e nemmeno dell’insegnante, ma quello di colui che osserva senza pregiudizio il comportamento di chi abbiamo dinanzi. Non esiste un manuale per valutare un bambino, necessari sono l’amore e la passione che si mettono nel proprio lavoro e l’empatia col bambino, cioè quel feeling che crea legame, complicità e rispetto. La valutazione della funzione visiva deve far emergere non le limitazioni, ma le potenzialità visive su cui si può costruire un percorso di intervento con una individualità specifica che porterà il bambino ad acquisire quelle abilità necessarie a compiere un corretto percorso di crescita verso la sua autonomia. Anche se i test sono uguali per tutti, è necessario adottare idonei accorgimenti in modo da evitare errori valutativi dovuti dalla mancanza di esperienze del bambino in questa situazione diagnostica. È un lavoro faticoso, ma anche e soprattutto gioioso, che il bambino svolge; un lavoro che non si insegna, ma ha bisogno di materiali adeguati da utilizzare al momento opportuno nel rispetto dei suoi tempi. Spesso, anche se in buona fede, credendo di fare qualcosa di utile per non stressare il bambino, si somministrano i test senza averci giocato insieme. Il gioco è invece indispensabile per permettere al piccolo di rassicurarsi e interiorizzare la situazione. La gradualità degli interventi viene poi guidata dall’esperienza dell’operatore: la semplice base per incastrare le forme quadrato/cerchio/casa/mela (il puzzle di Lea H.) per far familiarizzare il bambino con le forme che si useranno per la valutazione del visus, del senso cromatico, della sensibilità al contrasto e per valutare la coordinazione oculo-manuale; può tuttavia essere un gioco troppo complesso per un bambino rispetto ad un altro. L’esperienza dell’operatore quindi suggerirà di fare un passo alla volta offrendone prima una forma con un solo foro per poi passare a una con due… e infine a quella con tre. La valutazione della funzione visiva è un intervento complesso, come è un compito difficile elaborare poi le informazioni che da essa ne derivano, ma fortunatamente lo strumento base ci viene trasmesso dai nostri geni: il gioco. Introdurre il valore del gioco all’interno di una valutazione, cambiandone e adattandone di volta in volta le regole dal momento che ogni bambino è diverso dall’altro, aiuta ad esprimere le emozioni e i sentimenti, a sviluppare l’autostima attraverso una sempre maggiore certezza della propria autonomia, a sviluppare le capacità cognitive, la prontezza di riflessi, nonché la conoscenza corporea e la consapevolezza della relazione corpo-spazio-oggetto: non proponiamo test con modalità giudicanti, non ci interessa sapere se sbagliano ma quali sono le potenzialità visive. Quindi cari amici miei Camilla, Fantz, Romagnoli, puzzle di Lea, luci e lucine bianche e colorate, simboli di Lea di ogni genere, ottotipi alpha-numerici, stecche prismatiche, Worth, Farnsworth e Ishihara… Venite con me, che un altro amico ci sta aspettando per giocare, ci sarà sicuramente da divertirsi e mi raccomando… Non barate!
|
La finalità del gioco è quella del puro divertimento: si gioca con l’obiettivo di trascorrere del tempo in modo piacevole. Le origini del gioco sono antichissime e coincidono con la comparsa dell’Uomo sulla Terra.