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l'isola che c'è

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L’isola che c’è

6 Maggio 2019
La gioia è propria dei bambini e quando sorridono diventano contagiosi e nelle fossette di un sorriso cadono le “differenze” e ci riconosciamo tutti uguali, grandi e piccoli, abili e disabili.
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L’isola che c’è

6 Maggio 2019
La gioia è propria dei bambini e quando sorridono diventano contagiosi e nelle fossette di un sorriso cadono le “differenze” e ci riconosciamo tutti uguali, grandi e piccoli, abili e disabili.

Mi rimetto alla loro scuola della vita per raccontarvi come il gioco diventi una possibilità di incontro per tutti, ognuno di noi per quanto autonomo, autosufficiente, grande atleta o perfetto oratore, ha bisogno dell’altro per condividere con lui tutto ciò che è, altrimenti il nostro non sarebbe vivere ma sopravvivere. Giocare è prendersi cura dell’altro … prima degli oggetti mediatori nelle attività ludiche ci sono le persone… la loro presenza fa la differenza! Questo è il modo di stare nel gioco della ludoteca dell’Associazione no profit L’Isola che c’è, sita in Meta di Sorrento (NA), nata grazie all’aiuto di professionisti, amici, studenti, mamme, papà, nonni e grazie anche alla collaborazione delle Suore Francescane dei Sacri Cuori di Meta. Tutto quello che la nostra Associazione crea e sviluppa è fondato sul volontariato, con l’intento di offrire uno spazio ai bambini con e senza disabilità, nel quale poter confrontarsi, socializzare, divertirsi crescendo insieme. Nel gioco cerchiamo di costruire una strada alternativa a quella dell’ignoranza nei confronti della disabilità, ignoranza intesa nel senso primordiale come attitudine auto difensiva, conservativa dell’uomo a ignorare, a far finta di nulla verso ciò che può provocare dolore, sofferenza, inadeguatezza, precludendo così la possibilità all’altro di essere riconosciuto come essere umano e in quanto tale capace di trasmettere e ricevere amore, gioia, dolore, precludendo la possibilità di condividere tutto ciò. Il gioco ha le sue regole che il bimbo sperimenta; all’inizio fastidiose per l’egocentrismo innato in ognuno di noi, poi utili per convivere con gli altri: l’alternanza del compito, saper attendere il proprio turno, saper riconoscere elaborare la propria frustrazione in energia creativa da condividere. All’interno la ludoteca offre due spazi: uno più grande per attività motorie strutturate quali con una maestra di danza che con piccoli movimenti fa sperimentare il proprio corpo in ogni sua parte favorendo la fiducia in se stessi e nell’altro preparandoli a raccontare col movimento piccole storie da rappresentare in piccoli spettacoli per i genitori che sono con gli operatori restituiscono in uno sguardo il senso di efficacia di ognuno. Questo spazio è inoltre adibito al gioco libero per cui sono a disposizione libri tattili, libri sonori, costruzioni, colori a dita con i quali i bimbi si divertono a realizzare cartelloni che poi vengono appesi per essere ammirati da tutti con gli occhi e le mani essendo a rilievo. In questo spazio, una volta al mese, viene realizzato un cineforum che permette la visione di cartoni e film ai bambini ragazzi dell’associazione, un momento per stare insieme anche se non tutti restano seduti per tutto il tempo, per noi è una vittoria anche solo mezz’ora di un bimbo autistico seduto. Le famiglie iscritte sono numerose e proporzionate al grado di conoscenza della nostra associazione sul nostro territorio che non è altissima perché consapevolmente ci muoviamo in modo graduale. Miriamo sempre alla qualità e non alla quantità del tempo e delle attività ricreative offerte gratuitamente a bambini e ragazzi. Ogni bimbo, ragazzo, uomo che sia disabile o meno comunica anche dietro un atteggiamento non socialmente adeguato il suo stato d’animo… Il suo bisogno di essere compreso per poi comprendere… Quando s’impara a camminare, s’impara prima a stare in piedi: si cerca una stabilità iniziale per poi avere il coraggio di lasciarla e riprenderla: un passo dopo l’altro… Così nel gioco si sperimenta in particolare la forza del gruppo che aiuta a sentirsi al sicuro nel cerchio dove si crea una connessione intima, si apre una finestra da cui tu puoi affacciarti sull’altro e l’altro può guardare dentro te. Il gruppo da cerchio diventa una pista di lancio dove ognuno giocando si spinge avanti crescendo. La giornata vede la presenza quotidiana di numerosi bambini, ragazzi, con le proprie famiglie che si lasciano andare anche in proposte semplici come ruzzolare nell’erba senza timore di sporcarsi, sentendosi ognuno più vicino all’altro; di impastare un dolce, o preparare dei biscotti da gustare insieme. Come fare per capire? Abbiamo giocato… siamo stati al gioco… Ci siamo messi in gioco per liberarci innanzitutto del pregiudizio, questa tendenza a giudicare prima… Prima di ogni proposta ludica, prima di cercare l’oggetto giusto con cui giocare con l’altro dobbiamo guardare all’altro, pensare non alla prestazione ma all’interazione per non violare la caratteristica primordiale dell’aspetto ludico… cioè il divertimento! Una buona interazione avverrà solo se dopo un’attenta osservazione della persona nella sua interezza, utilizzando tutti i sensi, non siamo solo occhi se il mondo non è per noi solo una sagoma ma qualcosa di più, riusciamo a motivarla. L’incontro con le cose, l’ambiente e poi con le persone e capire che ogni nostro comportamento non resta neutro nella vita altrui ma innesca un cambiamento… Non dobbiamo utilizzare un linguaggio generico a cui spesso siamo abituati tutti in famiglia, a scuola o in altri contesti, ma dobbiamo imparare a usare un linguaggio operazionale che descrive il comportamento. Così quando ci troviamo di fronte ad un comportamento disadattivo non agiamo direttamente sul comportamento ma agiamo sulle variabili che lo hanno generato e mantenuto in essere. Avrei da scrivere ancora tanto. Prima di ogni attività in ognuno di noi è forte l’attenzione ad osservare, a conoscere l’altro, perché l’intervento non rechi disagio ma sia di aiuto concreto e reale. Ognuno di noi nell’incontro con l’altro fa la differenza sempre e comunque. Facciamo bene attenzione affinché sia un’occasione di bene, non un’invasione ma un entrare in punta di piedi sull’uscio del mondo che è la persona!

Lo staff dell'associazione l'isola che c'è
Lo staff dell’associazione L’isola che c’è

per citare questo articolo

Mirella Massa:

L’isola che c’è,

n. 6 - Il gioco,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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La finalità del gioco è quella del puro divertimento: si gioca con l’obiettivo di trascorrere del tempo in modo piacevole. Le origini del gioco sono antichissime e coincidono con la comparsa dell’Uomo sulla Terra.