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Olga Skorokhodova

Olga Skorokhodova: come immagino la Via Lattea

8 Marzo 2017
Per la festa della donna, quest’anno il doodle di Google propone una serie di immagini che raffigurano donne il cui contributo è stato così importante che meritano un posto d’onore nella storia dell’umanità.
Olga Skorokhodova

Olga Skorokhodova: come immagino la Via Lattea

8 Marzo 2017
Per la festa della donna, quest’anno il doodle di Google propone una serie di immagini che raffigurano donne il cui contributo è stato così importante che meritano un posto d’onore nella storia dell’umanità.

Google ricorda una carrellata di nomi, donne che non si sono contraddistinte solo per la loro professione ma che hanno avuto un importante ruolo nella definizione dei diritti per le donne. Eccole:

  • Lotfia El Nadi, aviatrice egiziana;
  • Ida Bell Wells, attivista, giornalista e sociologa stutunitense;
  • Ada Lovelace, matematica inglese,
  • Sally Kristen Ride, astronauta americana;
  • Lina Bo Bardi, architetto italiano;
  • Cecilia Grierson, insegnante, filantropo e prima donna medico dell’argentina;
  • Frida Kahlo, pittrice messicana;
  • Miriam Makeba, cantante sudafricana di musica jazz;
  • Olga Skorokhodova, scienziata e scrittrice russa;
  • Halet Çambel, archeologa e schermitrice turca;
  • Lee Tai-Young, primo avvocato e giudice donna coreana;
  • Rukmini Devi, danzatrice indiana;
  • Suzanne Rachel Flore Lenglen, tennista francese.

Olga Skorokhodova

Noi ricordiamo Olga Skorokhodova (1911- 1982), che fu scienziata, terapista, insegnante e scrittrice russa. All’età di cinque anni perse la vista e l’udito a causa della meningite, dedicò poi la sua vita a spiegare il mondo dei sordo-ciechi a tutti gli altri, lavorando all’Institute for the Handicapped for the USSR Academy of Pedagogical Sciences come ricercatrice. Uno dei suoi scritti più importante è il libro Come percepisco, immagino e comprendo il mondo che mi circonda, preziosa testimonianza che negli anni ’70 ha fatto il giro del mondo.

Come percepisco il mondo intorno a me

La testimonianza di Olga risale a quasi 50 anni fa, eppure leggendo le sue parole, forti e vivide sono le emozioni che si provano. Il suo punto di forza è l’immediatezza immaginifica delle parole che sceglie, che creano istantaneamente, man mano che si prosegue nella lettura, delle immagini mentali. Vi propongo di seguito una libera traduzione di alcuni passi preziosi, tratti dal Corriere dell’Unesco del marzo del 1974.

Come immagino la Via Lattea e la Luna

«Io non so com’è veramente la Via Lattea, ma la mia idea è poco diversa da quella di coloro che possono vederla. Immagino un lungo, piuttosto stretto pezzo della più fine, più leggera, più morbida mussola, qualcosa come un velo, che si estende attraverso il cielo lontano, molto al di sopra della terra. Non so quanto bella sia la Via Lattea, ma sembra che il colore della mussola sia leggero in contrapposizione al cielo blu scuro, e questo deve essere straordinario. Ho sentito persone che parlavano di questa combinazione di colori. Quando leggo un libro sullo scintillio della Via Lattea, io immagino il latte e sento in bocca il suo sapore. So che il latte è bianco, quindi presumo che la mussola della Via Lattea sia bianca o di un colore simile. Così ripeto che sono costantemente obbligata a usare il linguaggio di persone che possono vedere e sentire, perché non c’è nessuna lingua a parte per i ciechi e per i sordi. Si parla spesso della luna e ho letto molte cose su di essa. Nei vecchi libri, la luna è descritta come una lampada appesa nel cielo di notte, e questa è l’immagine che le persone che possono vedere hanno della luna. Ho cercato di immaginare la luna nello stesso modo, ma non riesco a immaginare una lampada appesa a una catena. Mi ricordo che quando ero bambina in paese avevamo una lampada, anche se non conoscevo il suo nome né a cosa servisse. Perché non riesco a immaginare la luna come una lampada? La mia immagine mentale della luna è di un grande globo di porcellana, posso in qualche modo sentire la sua superficie liscia. Questo è come immagino la luna piena. La immagino brillante, non perché ho una concezione visiva di luce o di oscurità; non ho idea reale sulla differenza tra la luce e l’oscurità, ma ho le sensazioni epidermiche di caldo e di freddo che si trasformano in quelle di luce e buio. Siccome non riesco a sentire sulla pelle il chiaro di luna, non mi sembra che sia piacevole, gioioso e vitale come la luce del sole. Sorrido ogni volta che sento i raggi del sole sulla mia pelle, quelli invernali o la luce primaverile che mi accarezza il viso, ma non sorrido mai -e quindi mi è completamente indifferente- quando qualcuno mi dice che c’è luna piena che brilla in cielo».

Come visualizzo un dipinto

«Quando vado al museo e le persone che mi accompagnano provano a descrivermi cosa è rappresentato in un particolare dipinto, io ascolto con interesse ma non credo di riuscire a capire sempre com’è veramente. Se il dipinto rappresenta cose che mi sono familiari, come persone, alberi, paesi, uccelli e animali, io posso avere una vaga idea di ciò che è rappresentato. Se il dipinto invece rappresenta per esempio, un’alba o un tramonto, un paesaggio o un mare in tempesta con una nave in naufragio, io immagino la tela liscia, che posso toccare con le mie mani, e immagino il sole o il mare separatamente, quasi indipendentemente dal dipinto come se li avessi percepiti in natura – il sole mi riscalda con i suoi raggi, il mare mi lambisce i piedi e sento i suoi spruzzi addosso; riesco a richiamare nella mia mente l’odore del mare. Quando lascio il museo, posso ricordare il modo in cui percepisco i quadri, che equivale a dire che ricordo le dimensioni, il vetro che ricopre le opere, la cornice — liscia o lavorata — ma non le pitture che ricoprono o le cose rappresentate. Io ricordo solo il contenuto, il soggetto, e qualche altra vaga impressione. Per questo motivo preferisco la scultura, che è completamente accessibile al mio tatto e quindi alla mia comprensione. Ma come io uso il linguaggio di quelli che vedono e sentono e come leggo i libri, così posso descrivere — probabilmente non peggio di tutti gli altri — qualche dipinto che non ho mai visto ma di cui conosco perfettamente il soggetto. Chi ha letto quello che io ho scritto, non riusciva a credere che io non avevo mai visto il dipinto, ma non ho scritto niente di diverso dalla verità e non avrei potuto attribuire a me stessa familiarità con cose che non ho mai visto o immaginato.»

Altre notizie

[SAVE THE DATE] Lunedì 3 agosto ci sarà l’incontro del progetto “RiVeliamo il mare”, un’iniziativa promossa da Fondazione Sinapsi che offrirà l’opportunità di vivere un’esperienza di scoperta, crescita e condivisione attraverso il mare e la vela.