In primis l’osservazione degli utenti in contesti diversi e lontani da casa permette a noi operatori di avere una prospettiva sugli stati emotivi che altrimenti non potremmo cogliere. Le ragazze tra di loro non si erano mai incontrate prima e ciò ha permesso loro di potersi dosare con la fiducia nella reciprocità. La condivisione degli spazi comuni, le regole e gli orari da seguire per agevolare il susseguirsi dei numerosi impegni che l’agenda prevedeva, l’autonomia nel dosare il tempo e quindi riuscire ad essere sempre puntuali hanno rappresentato una sfida sia rispetto al nuovo sia rispetto all’essere in grado, per ciascuna di loro di sapersi autoregolare. Come è noto la regolazione emotiva permette anche di avere una partecipazione più attiva e più sentita di ciò che le ragazze erano chiamate a fare. Anche quando sono state chiamate ad esprimere i loro pareri su come i diversi musei visitati erano stati in grado di produrre degli spazi di accessibilità hanno liberamente espresso delle criticità, apportando sempre valore aggiunto ed essendo sempre congrue con ciò che gli si era chiesto, diventando loro stesse esperte per un giorno e facendo valere il loro sapere. Aspetto più importante dalla prospettiva psicologica è stato vederle condividere, seppur in maniera fugace, quelle che erano le loro difficoltà legate alla disabilità ed al loro mondo affettivo (es. uso bastone, difficoltà nello studio, legami affettivi-sentimentali …), non scontatoper la brevità del tempo passato insieme e mai scontato.










