Il 27 gennaio si è tenuto il primo incontro online di Parole in versi, laboratorio di poesia dedicato al gruppo di scrittura collettivo permanente Medea. Abbiamo lavorato alla scoperta e all’analisi dell’opera della poetessa Vivian Lamarque. L’incontro, ispirato al saggio Sopralluoghi. La poesia di Vivian Lamarque di Donato Salzarulo, ha messo in luce l’originalità della sua voce poetica, riconosciuta dalla critica come unica e ben definita nel panorama della poesia italiana contemporanea. La sua scrittura, semplice ma intensa, riesce a esprimere con profondità emozioni, ricordi e ricerca interiore.
GIUDIZI DELLA CRITICA
È una voce caratterizzata:
Dall’uso di strumenti formali tradizionali (ripetizioni lessicali, uso di rime facili e aperte, tramatura sintattica leggera ed ariosa, ecc. Da una specializzazione patetico-giocosa del tono, con una pronuncia atteggiata in maniera infantile, evocante arie fiabesche.
Dall’attrito «tra una forma leggera e cantabile, facile fin quasi alla filastrocca […] e un contenuto sentimentale- psicologico affilato e doloroso.» (Daniele Piccini). Vittorio Sereni, fin dall’esordio di Lamarque, aveva notato: «a volte due versi in chiusura di una cantilena quanto mai puerile arrivano imprevisti come una coltellata.» Raboni, che la tenne a battesimo, pubblicando le sue prime poesie, scrisse: «C’è da restare a bocca aperta davanti alla misteriosa semplicità, all’eleganza impalpabile e tuttavia quasi feroce di queste poesie.» Giovanni Giudici, introducendo Il Signore degli spaventati, libro composto da brevi prose, notò che, pur non essendo in versi e pur non essendo governati da una rigorosa prosodia, costituivano, comunque, «un eccellente e persuasivo esempio di lingua poetica, dove il ritmo è dato dalla loro coerente e ben scandita successione e la ricchezza di senso e sovrassenso da quell’apparente semplicità che circuisce e avvince, imprigionandolo, il lettore».
«Pochissimi poeti sanno mascherare il dolore e il rimpianto attraverso le forme della lievità e della grazia come riesce mirabilmente a Vivian Lamarque. E pochissimi poeti hanno, come ha lei, la felicità naturale del dono che fa volare la parola, facendola arrivare velocissima al lettore, dandogli un’emozione vera.» (Dalla quarta di copertina di Poesie 1972-2002, introduzione di Rossana Dedola).
NOTIZIE BIOGRAFICHE
È nata a Tesero (TN) il 19 aprile 1946. La prima poesia di Teresino, il suo primo libro, è intitolata Aprile dal bel nome:
Aprile dal bel nome
quando sono nata
io stessa con nomi curiosi
di bei significati
per dire che ero pratolina
e questo e quest’altro
e che dovevo vivere
(da una parte o dall’altra)
per dire donata
(o donanda)
insomma sono nata d’aprile
in montagna.
All’anagrafe si chiama: Vivian Daisy Donata Provera Pellegrinelli Comba. I nomi curiosi sono spiegati nella poesia. Vivian perché doveva vivere, Daisy perché, nata d’Aprile, era una pratolina, Donata (o donanda), perché, nata al di fuori del matrimonio da Nella Comba, figlia del famoso pastore valdese Ernesto Comba, autore di una Storia dei Valdesi, all’epoca non appariva conveniente che restasse in famiglia, fu data perciò in adozione ad una famiglia cattolica di Milano, A nove mesi. È il titolo della seconda poesia di Teresino:
A nove mesi la frattura
la sostituzione il cambio di madre
Oggi ogni volto ogni affetto
le sembrano copie cerca l’originale
in ogni cassetto affannosamente.
In un’intervista a Silvio Soldini, nel 2008, disse: «È come nelle telenovele: mi hanno abbandonato i ricchi e colti e sono stata adottata dai semplici. Come nelle telenovele. Tutto il contrario. Un feuilleton» (S. Soldini, Quattro giorni con Vivian, in Gente di Milano, Associazione Locus, Milano, 2008). I “semplici” che l’adottarono, marito e moglie, si chiamavano Dante Provera e Maria Rosa Pellegrinelli; il primo era vigile del fuoco, la seconda cassiera del cinema Ambasciatori. La terza poesia di Teresino s’intitola Valdesina
Valdesina trascinata per una mano
giù giù fino a Milano
appena appena finito Natale
zitta guardava attorno
il nuovo presepe
la nuova mamma.
Stavano facendo le pratiche per l’adozione, quando a quattro anni, nel 1950, il padre adottivo muore in un incidente, a 34 anni. Lo ricorderà nella raccolta Una quiete polvere, in una poesia-lettera intitolata Babbi:
Caro babbo I (in ordine di n.)
che ti chiamavi E.
che facevi il Preside
che quando ti ho detto
scusi mi hanno detto
che lei è mio padre
hai fatto un salto indietro
hai fatto un salto indietro.
Caro babbo II (ma primo)
che ti chiamavi Dante
che facevi il Campione d’Italia
di Sollevamento Pesi e il Vigile del Fuoco
che salvavi le persone
che hai fatto in tempo
a salvare anche me prima di morire
a 34 anni.
Morto il padre II, ma primo, le pratiche adottive saranno terminate dalla madre. Da qui la ragione dei tre cognomi. Nella quarta poesia di Teresino accenna a questo fatto. Amavo il gesso:
Avevo sette anni
e a scuola mi chiedevano
perché tanti cognomi.
Ma io parlavo poco.
Facevo greche sui quaderni
amavo il gesso
e le reliquie le credevo dolci
quando ne parlavano le suore.
A sera passava la cugina della mamma e
dalla panca mi alzavo a prendere il cappotto.
Salutavo la suora.
Bambini non ce n’era più da un pezzo.
Anche fuori per via parlavo poco.
La scuola elementare frequentata è la “Rinnovata Pizzigoni”. A dieci anni, da documenti ritrovati in casa, scopre di essere stata adottata. Tiene per sé la scoperta e comincia a scrivere poesie che, in maniera obliqua, indiretta, camuffata, parlano di questo: della Signora M. buona e della Signora M. cattiva. Terminato l’obbligo scolastico, frequenta il liceo linguistico alla Civica Scuola Manzoni, dove impara il tedesco e il francese. Prende inoltre lezioni private di latino. Conoscendo a 19 anni la madre, è la quinta poesia di Teresino.
Ecco il privilegio:
ha conosciuto sua madre volendolo
(quale bambino?)
e fresca di parrucchiere
con una camicia azzurra
e una gonna grigia
alle cinque o le sei
era in ritardo
credo d’inverno
aveva la pelliccia.
Passiamo al dopo:
un film di James Bond
(distraiamola, avevano detto)
poi a nanna
bambina della mamma.
Teresino è il primo libro di poesia di Vivian Lamarque ed è uscito nel 1981. Trentacinque anni dopo, nella raccolta Madre d’inverno. Poesia del 2016, la poetessa ritorna su questo incontro:
L’ho già scritto in un’altra poesia
che avevo 19 anni la prima volta
che la vidi e che per farmi bella
ero andata dal parrucchiere (anche
a certi neonati converrebbe!) e che
per l’emozione accese la sigaretta
dalla parte del filtro, e che avevo
schierata in parata tutte le mie foto
dai nove mesi ai diciannove anni
e che lei disse le guardiamo un’altra
volta, cara, e che poi mi portarono
a vedere il primo James Bond
i suoi colpi di scena.
A 21 anni, nel 1967, interrompendo gli studi universitari, Vivian sposa il pittore Paolo Lamarque. Nella raccolta Una quieta polvere, pubblicata nel 1996, si legge questa dedica: «A Paolo, il mio cognome è suo / a Miryam e Giorgio». Mettendo alle spalle la lunga e dolorosa storia di nomi e cognomi, la poetessa sceglie il nome che le augurava di vivere e il cognome d’origine francese del marito, «uno dei più pittori di tutti», come scrive nel poemetto, L’amore mio è buonissimo:
L’amore mio non dite che non è pittore
perché invece è uno dei più pittori di tutti
l’amore mio è nato così.
L’anno dopo, nel 1968, nasce Miryam, alla quale dedicherà la sezione «Ho una bella bambina» di Teresino. Le poesie di questa sezione sono forse tra le più serene della sua opera poetica. C’è la figlia “gallinella” che torna dal mare, la finestra delle farfalle, Io tra voi:
A letto
io tra voi come a volte
siamo scivolati nel sonno tutti e tre da una parte
e perciò vi sento respirare benissimo:
una come ancora giocando
e l’altro così familiare.
Dal 1971 si trasferisce con la figlia e il marito nel quartiere QT8 di Milano. Gli anni dal 1972 al 1975 sono i più produttivi, sono anni in cui scrive continuamente. Quasi trecento poesie all’anno. È un tempo speciale. Prende anche lezioni di pianoforte. A quegli anni risale anche la separazione dal marito. Se ne parla nella sezione «Il tuo posto vuoto» di Teresino, Il tuo posto vuoto:
Il tuo posto vuoto a tavola
parla racconta chiacchiera ride forte
non sta mai fermo si alza
ritorna mangia avanza sempre un boccone
ritaglia nel formaggio forme di animali
il tuo posto vuoto a tavola
a destra di Miryam
è di fronte a me.
Nel 1984 entra in analisi col dott. B.M., analista junghiano al quale dedicherà tre raccolte poetiche: Il Signore d’oro nel 1986, Poesie dando del Lei nel 1989 e Il Signore degli spaventati nel 1992. Nella raccolta Una quiete polvere del 1996 ci sarà ancora un’altra sezione di Poesie dando del Lei. Il transfert vissuto nei confronti del dottore è l’argomento principale di tutte queste poesie e frammenti di prose. Insegna italiano agli stranieri e letteratura in alcuni licei privati. Quando l’istituto in cui insegna chiude, intensifica la sua collaborazione al Corriere della Sera. Nel 1996 la figlia Miryam si sposa con Giorgio. Nasceranno Micol e Davide, Vivian diventa nonna e dedicherà poesie ai nipoti, ma anche la maggior parte delle fiabe pubblicate dopo il 2000. Nell’intervista a Soldini, sopra citata, afferma che prima del 2000 ha vissuto dando la precedenza alla poesia, da quando nel 2000 è diventata nonna, ha modificato la sua impostazione. Come recita l’epigrafe di una poesia dal lungo titolo Preghiera delle mamme che hanno involontariamente mancato nei confronti dei propri figli «le poesie possono aspettare / non possono aspettare le persone care.» Fra un trasloco e l’altro, Lamarque continua a vivere a Milano, a collaborare col Corriere della Sera, a scrivere poesie e fiabe. Dopo Una quiete polvere, ha pubblicato Madre d’inverno. Poesia (2016), L’amore da vecchia (2022). Con quest’ultimo libro ha vinto il Premio Strega Poesia 2023.
ESORDIO POETICO E PRINCIPALI OPERE DI POESIA
Sostenuta da Giovanni Raboni, che scrive una breve nota introduttiva, nel dicembre 1972, Vivian Lamarque pubblica otto poesie sul N. 274 della rivista «Paragone». L’anno successivo, ne pubblica altre otto sul N. 32 di «Nuovi Argomenti». Lo dice in una strofa del poemetto: L’amore mio è buonissimo:
L’amore mio una volta l’ho incontrato
che tornava dalla spesa con due sacchetti
e siccome io guidavo la macchina lui mi ha detto accosta
allora io mi sono molto emozionata
e ho scritto quella poesia che c’è su Nuovi Argomenti n. 32
Nel 1976, ripropone tre poesie nell’antologia Donne in poesia (a cura di B. Frabotta, Savelli, Roma, 1976) Nel 1978 nel secondo quaderno collettivo della casa editrice Guanda pubblica 63 poesie col titolo L’amore mio è buonissimo. Nel 1980 sul n. 2 della rivista «Prato pagano» pubblica il poemetto Teresino. Nel 1981 viene pubblicata la sua prima opera edita da Società di Poesia per iniziativa dell’editore Guanda. Titolo: Teresino. Con questa raccolta la poetessa vince il Premio Viareggio Opera Prima. Nel 1986 esce presso la casa editrice Crocetti Il Signore d’oro, nel 1989 presso Garzanti Poesie dando del lei e nel 1992 Il signore degli spaventati, casa editrice Pegaso. Queste tre opere hanno per argomento la relazione transferale col dott. B. M. L’ultimo libro della trilogia riceverà il premio Montale. Queste tre opere sono state recentemente riedite presso la Mondadori e con una postfazione di Vittorio Lingiardi. Titolo E intanto la vita? Poesie per lei, dottore (1984-2025). Nel 1996 viene pubblicata da Mondadori Una quiete polvere che riceverà il premio Pen Club. Sempre Mondadori pubblicherà nel 2002 Poesie 1972-2002. In questo Oscar saranno raccolte tutte le opere precedenti e 33 testi inediti. Importante per la valutazione critica di tutte le opere pubblicate sino a questa data è l’introduzione di Rossana Dedola, intitolata «Dalla poesia innamorata all’elegia dell’albero.» L’Oscar contiene pure un’accurata bibliografia critica e un elenco delle opere poetiche, delle fiabe e degli altri scritti di Lamarque pubblicati sino al 2002. La raccolta vince il Premio speciale Camaiore. Nel 2004 escono Poesie di ghiacchio nella collana “Pesci d’argento” da Einaudi Ragazzi, nel 2007 la Mondadori pubblica Poesie per un gatto, nel 2009 esce un volume di poesia in dialetto milanese La Gentilessa (Stampa di Varese) e una seconda raccolta per bambini Poesie della notte (Rizzoli). Sempre per l’infanzia è la raccolta Poesie di dicembre, pubblicata da Emme Edizione nel 2010 e ripubblicata dalle Edizioni EL di Trieste col titolo Neve neve dove sei? Nel 2016 Mondadori pubblica Madre d’inverno. Poesia e nel 2022 L’amore da vecchia. Costretto a fare dei tagli, escluderò nello sviluppo di questo “sopralluogo” tutto ciò che rientra opportunamente nella letteratura per l’infanzia. Non perché non la reputi importante, ma in un’ora non si può dire tutto. Quindi, mi limiterò a guardare un po’ più da vicino Teresino e accennerò alle seguenti opere: 1. La trilogia dedicata al Dott. B.M.
2. Una quiete polvere
3. Poesie 1972-2002
4. Madre d’inverno. Poesia
5. L’amore da vecchia.
TERESINO
Data di pubblicazione: 1981. Riedito nella raccolta Mondadori del 2002. TITOLO. È «quasi anagramma del nome del paese natale, richiama però alla memoria anche Terezin, il campo di concentramento nazista riservato ai bambini.» Nota finale dell’autrice: «Il numero che accompagna le poesie indica l’ordine cronologico di composizione. La struttura del libro ha determinato una successione diversa.» La struttura del libro è data dalle seguenti sette sezioni: 1. Conoscendo la madre (1972-79) 2. Il primo mio amore erano due (1972-79) 3. Il tuo posto vuoto(1977-79) 4. Ho una bella bambina (1972-79) 5. Poeti (1977-80) 6. Teresino (1980) Vivian Lamarque vince con questo libro il Premio Viareggio Opera Prima. In questa occasione, nel 1981, sul n. 42 dell’Europeo, Vittorio Sereni scrive quanto segue: « […] fondato sul recupero e un’accorta distribuzione dei singoli “pezzi” sottratti alla loro cronologia effettiva, finisce col farci partecipare a una storia personale magari facilmente decifrabile nelle sue fasi. Ma non è una storia che si vesta o si camuffi con dei versi: al contrario, nasce e piano piano si impone da una poesia all’altra, in una successione che quasi non ammette una sosta su questo o quel testo da privilegiare rispetto ad altri, sebbene » Autobiografia in versi, “feuilleton” come lo definisce l’autrice stessa, Teresino è un libro organizzato a posteriori, è il risultato della selezione e della distribuzione accorta dei tanti testi scritti dal 1972 al 1980. Maria Verza così sintetizza nella sua tesi di laurea: «Muovendo dall’adozione all’età di nove mesi, Teresino narra della vita di Vivian con la nuova famiglia, dell’infanzia, degli anni di scuola, dell’incontro con Paolo Lamarque, cui segue il matrimonio, la nascita della figlia Miryam, poi la separazione dal marito e la vita senza lui. L’autrice è sempre protagonista o voce narrante. Filo conduttore di tutta la raccolta è la vita vista e sentita da lei, del suo vivere e del suo sentire in queste poesie, delle quali Raboni dice: “C’è da restare a bocca aperta davanti alla misteriosa semplicità, all’eleganza impalpabile e tuttavia quasi feroce di queste poesie”.»
CONTENUTO SINTETICO DELLE SEZIONI
Conoscendo la madre, la prima sezione è breve, composta solamente di sei poesie. Sintetizza in modo chiaro ed efficace il traumatico “romanzo familiare” dell’autrice. La seconda sezione, L’amore mio è buonissimo è composta di 27 lasse. Racconta l’amore- disamore per il marito Paolo. La prima lassa recita così:
l’amore mio è buonissimo
infatti quando si ricorda
si sforza sempre di farmi delle domandine
per far vedere che si interessa a me
l’amore mio poverino è commovente
l’amore mio è cattivo
infatti non legge le mie poesie
e allora le mie poesie si sono malate
ecco
e poi sono morte
sono morte tutte e quattrocento
e quello che adesso scrivo già non c’è più
a meno che nel vento
Da questa antitesi tra la prima e l’ultima lassa, si comprende chiaramente che tutte le lasse sono percorse da un gioco di sottile ironia, una lievità, una leggerezza feroce. Con la terza sezione, Il primo mio amore erano due, vengono evocate le vicende e le delusioni amorose della poetessa. C’è in tutta la sezione un senso doloroso di sconforto, interrotto solo a tratti. Una poesia come L’albero di ciliegie fa capire che l’amore è irraggiungibile e che si può solo guardare.
Bambini guardate
lui è l’albero delle ciliegie
lui è i rami più alti dell’albero delle ciliegie
lui è dove le ciliegie sono mille
dove le ciliegie sono degli uccelli
dove le ciliegie sono felici
lui è le ciliegie rosse!
e a guardarlo
a guardarlo lei perde colore.
Nella quarta sezione, Il tuo posto vuoto, Vivian è sempre più sola, sempre più isolata. Separata, con a tavola il posto vuoto di Paolo, si sente vecchia («I suoi trenta anni sono diventati cento»), ha una vita difficile, somiglia quasi a un San Francesco che parla soltanto col basilico, con i pesci, con il gatto, coi pidocchi, col suo cane Brigante oppure non parla e, addormentata, «sta sognando di essere amata». Le rimane «l’intelligenza del cuore», quella che Vittorio Sereni le attribuì come sua caratteristica:
Dell’intelligenza del cuore
vi interessa poco
nulla.
Io vi sono marziana.
La quinta sezione, Ho una bella bambina, è meno angosciosa. È composta da otto poesie dedicate a Miryam, «Alla mia figlia gallinella.» Poeti è il titolo della sesta sezione, la più lunga della raccolta e la meno lineare. Continua è la ricerca della condivisione di un affetto che sembra impossibile da raggiungere e continua è l’altalena tra l’illusione e la delusione.
La sezione conclusiva è composta unicamente da Teresino, il poemetto che dà il nome alla raccolta. È una poesia lunghissima, riepilogativa del percorso narrato nelle sezioni precedenti. Per certi versi appare come una lunga filastrocca ora in chiave onirica, ora con un tono infantile:
Teresino malato malato
adesso ti leggo una medicina ti
racconto una vitamina
anch’io mi sono malata
visitami sto qui buona buona sdraiata
CORNICE DELLA RACCOLTA. LA FIABA DI CHARLES PERRAULT « PETIT POUCHET» (POLLICINO)
Otto epigrafi, in lingua originale, fanno da cornice e trait-d’union delle sezioni. «La storia di Pollicino accompagna così l’autobiografia poetica Teresino come un esemplare storia parallela e filtra la storia personale dell’autrice a cui dà una voce e un punto di vista.» (F. Zabagli). Oltre alle citazioni di Charles Perrault da Pollicino, vi è un breve frammento della poesia di Saffo nella sezione Ho una bella bambina, quattro citazioni dalla letteratura antica nella sezione Poeti: Asclepiade, Alceo, Orazio e Fedro. Non va dimentica, infine, la citazione che fa da incipit alla raccolta, quella tratta da una poesia di Tomaso Kemeny: (curriculum / vitae cucù). Scrive nell’introduzione Rossana Dedola: «Tutte le tappe della vita […] sono contrassegnate dalla perdita originaria che richiama ancora a sé tutta l’energia vitale e che costringe a un feroce e ossessivamente ripetitivo gioco del cucù per capire dalla reazione che si suscita negli altri se si esiste. […] Il plurale “mamme” (della poesia Levati bambina) ribadisce la presenza di una pesante doppia realtà che si ritrova anche nell’apparente più giocosa poesia della raccolta: “Il primo mio amore il primo mio amore erano due”» (R. Dedola, cit. p. VI)
TEMI
1. L’abbandono
2. La ricerca dell’amore
3. L’infanzia
4. Il tema del doppio
5. Chi è Teresino?
6. Il tema dello sguardo
7. La morte
1. Il tema dell’abbandono attraversa la raccolta dalla prima poesia in cui viene spiegato il suo terzo nome Donata (o donanda) all’ultima in cui si ripete spesso che Teresino è sparito; dalla seconda poesia in cui si parla esplicitamente della “frattura” a nove mesi col cambio e la sostituzione della madre alla dichiarazione che “l’amore mio non c’è”, al “posto vuoto”…È un tema che accompagnerà la poetessa per tutta la vita: dall’innamoramento al matrimonio, alla maternità, alla vecchiaia.
L’amore mio l’amore mio ma quale amore mio?
l’amore mio non c’è
se no erto non mi lascerebbe qui così
mi direbbe almeno qualche parolina
di sicuro allora me lo sono sognata
che bello se l’amore mio c’era invece non c’è
2. Il tema della ricerca d’amore si sviluppa quasi in correlazione con quello dell’abbandono. Come scrive Rosanna Dedola, citando un intervento di Vilma De Gasperis: «nella sezione L’amore mio è buonissimo l’illusione di poter cancellare la ferita del passato costringe la persona adulta nella condizione impotente della bambina che chiede di essere amata; da questa dimensione infantile vengono le richieste, gli appelli, un bisogno d’amore e di attenzione insaziabili. Nell’altro viene ricercata una rispondenza assoluta, all’amore mio è demandata una funzione materna di nutrimento e di accudimento che l’io non è in grado di assumere su di sé. Il tuo posto vuoto rivela la difficoltà di questo tentativo segnando un ulteriore esperienza di separazione. La sezione Poeti coincide con l’arrivo di Pollicino nella casa dell’Orco; qui l’amore è vissuto come totale dipendenza e sottomissione, come condizione non libera da cui può nascere una “poesia illegittima”» (Introduzione, pag. VI)
3. Il tema dell’infanzia è chiaramente esplicitato nell’ultima poesia della sezione Poeti:
In-fanzia (età del non parlare)
Spaventata le sta succedendo
di avanzare giorno per giorno indietro nel tempo
adulta sta toccando il traguardo
di un letto a forma di culla
dal basso vi guarda le ombre
giganti passate muovete le labbra le bocche
lei non comprende la lingua
spaventata vi guarda che andate di là
piange vi vuole lì accanto
toccarvi mettervi in bocca
incantata vi guarda dal basso le ombre le bocche
vuole scoprire decifrare la lingua
vi chinate le date un gioco di gomma
andate di là lei non riesce a parlare
nel silenzio la sentite fare piccoli versi tentare.
4. Il tema del doppio si nota fin dall’origine. L’amore è duplice, ambivalente, sdoppiato. Il tema è annunciato chiaramente nel titolo della sezione Il primo mio amore erano due. Di seguito la poesia:
Il primo mio amore il primo mio amore
erano due.
Perché lui aveva un gemello
e io amavo anche quello.
Il primo mio amore erano due uguali
ma uno più allegro dell’altro
e l’altro più serio a guardarmi
vicino al fratello.
Alla finestra di sera stavo sempre con quello
ma il primo mio amore erano due
lui e suo fratello gemello.
Una nota in calce dell’edizione 2002 avverte che l’allusione all’amore adolescenziale per i due gemelli, allude anche alle due madri.
5. Chi è Teresino?
Nel bosco nel cuore del cuore del bosco
gli occhi dei lupi ti sbranavano poverino
teresino che hai perso la strada prova
a incamminarti di lì anzi
no prova anzi teresino
Oltre all’esergo che fa da connettivo, in questi versi si avverte chiaramente un richiamo alla fiaba di Pollicino. Come scrive R. Caddeo nel n. 14-15 di “Concertino” del novembre 1995: «Teresino è il sé dell’autrice e un altro sé, l’altro vicino-lontano, perché è interno ed esterno, nel tempo e senza tempo, passato e presente, vegetale animale e umano, malattia convalescenza guarigione, adulto e bambino, padre e figlio, destra e sinistra, amante e amore, medico e paziente, sogno e realtà, simulacro e cosa vera, assenza e presenza, sparizione orma residuo: segnale. Teresino non ha età poiché ha tutte le età. […] Grazie a lui e con lui gli opposti si invertono, le antitesi collimano, l’intero si suddivide e moltiplica (“ti seminavo spuntavano /tanti teresini”, “eravamo bianchi leggeri / nevicavamo teresino”), l’uno nel molteplice il molteplice nell’uno, la morte partecipe della vita e viceversa, le palpitazioni della paura infantile del buio si intersecano e fanno gruppo con l’eros, il desiderio abbraccia il rimpianto. Teresino è poeta e poesia.»
6. Guardare è una parola chiave del lessico poetico di Vivian Lamarque. Si guarda l’amato, si guarda alla finestra delle farfalle, si può stare dietro i vetri più del normale, si può essere re del balcone:
Lo guardava
Lo guardava in disparte
parlare in quel suo modo particolare
con due suore
quando improvvisamente lui si voltò
e per mostrarle un’immagine religiosa
la circondò col braccio
e la guardò così profondamente
che le suore restarono impietrite
e anche lei svegliandosi
proprio in quel momento
impietrita per sempre
in quella posizione.
Sta dietro ai vetri
un po’ più del normale
intendo i vetri di casa
se fossero vetrine
allora sì diresti che è normale.
7. Il tema della morte
chissà se l’amore mio ci sarà
quando sarò in punto di morte
mi piacerebbe tanto di sì
e che mi stesse vicino vicino
tanto è l’ultima volta
e che mi dicesse delle cose commoventi
per esempio mi dispiace molto che tu muoia
l’amore mio se morirà prima lui non creda!
perché anch’io morirò immediatamente
e così dopo due giorni riceverà una lettera
con dentro l’ultima poesia
e anche con spiegato come sono morta.
Alla poetessa piacerebbe sapere l’effetto della sua morte sull’amato. Anche qui la leggerezza non riesce a nascondere il dolore tragico dell’abbandono. Ma, poesia dopo poesia, si arriva a riflettere sulla propria sparizione, sulla scomparsa, sul rischio di annullamento persino del ricordo. Ecco allora in Teresino:
le voci zitte dei morti
i morti vogliono essere ricordàti leggere
il giornale mangiare i gelati
NARRATORE, PERSONAGGIO E INTERLOCUTORE
Chi poetizza e narra è ovviamente Vivian Lamarque. Ma può capitare che l’autrice faccia diventare Vivian personaggio, come, ad esempio, nella poesia Chiedi come campa Vivian:
Chiedi come campa Vivian
usando il verbo campare
perché del suo vivere
non ti importa più nulla
le volevi bene come un fratello
del suo vivere difficile
non ti importa più nulla.
Fatta eccezione per quelle riferite alla figlia, in cui la terza persona è Miryam, in quasi tutte le altre poesie la prima persona singolare o la terza si riferiscono sempre a Vivian. Il Tu con cui si interloquisce è spesso quello dell’amato. In alcuni testi, invece, appare un voi imprecisato (riferito ad un generico “altri”). Il noi appare raramente.
METRICA
Le poesie di Lamarque non superano per lo più i dieci versi e rimangono dentro una metrica “tradizionale” con versi sciolti che non superano l’endecasillabo. Fa eccezione L’amore mio è buonissimo «dove quasi come una litania si susseguono ventotto strofe libere (o lasse) composte da pochi ma lunghi versi, che volentieri superano la misura dell’endecasillabo.» In alcuni casi si può parlare di poesia in prosa.
l’amore mio quando era bambino era timidissimo con le bambine
anch’io quando ero bambina ero timidissima con i bambini
forse l’amore mio un giorno mi avrebbe chiesto come ti chiami
e dopo avrebbe giocato con me un po’ a palla
I testi più brevi si trovano nelle sezioni Il tuo posto vuoto e Ho una bella bambina. Sembrano appunti diaristici, schizzi che registrano le sensazioni e le emozioni provate, positive o negative che siano. A tal proposito, Raboni scrisse: «I suoi versi mi sembrano decisamente fuori dell’ordinario per la precisione (insieme cauta e rabbiosa) dei sentimenti, e più ancora per una trasparenza, una levità linguistica che è anche, nello stesso tempo, senso concreto, pesante, addirittura doloroso della parola comune, inghiottita e barattata giorno dopo giorno, e capacità di coglierne il ritmo implicito, lo spontaneo disporsi in sospensioni, clausole, figure…» (G. Raboni, in Il pubblico della poesia, di A. Berardinelli, F. Cordelli). Teresino, ultimo testo della raccolta, costituisce un’altra eccezione. È un poemetto di 212 versi distribuiti in 86 strofe, spesso distici.
FONTI E MODELLI
Giovanni Pascoli con la sua “poetica del fanciullino” è uno degli autori indicato come possibile termine di confronto con la poesia di Vivian Lamarque. Il primo fronteggia con la poesia il trauma dell’uccisione del padre, la seconda quello dell’adozione. La poesia come rifugio, come consolazione, come sublimazione ed autoterapia. Lo sguardo dell’infanzia per riscoprire la meraviglia del mondo, il significato delle piccole cose, il legame improvviso ed imprevisto delle relazioni analogiche che si possono cogliere tra di loro, grazie soprattutto alla fantasia e all’immaginazione. Facoltà che, se ridimensionate, non sono per Lamarque indolori.
Ridimensionare
Quest’operazione
che la costringete sempre a fare
«ridimensionare»
non è come stringere un vestito
non è indolore
si taglia la pelle del cuore.
Per chi ama scrivere fiabe e filastrocche come Lamarque, sicuramente Gianni Rodari è stato una fonte di suggerimenti e un modello; per la messa in forma della dimensione onirica e per il ricorso ad una serie di giochi di parole, le ricerche poetiche e linguistiche di Andrea Zanzotto saranno state probabilmente utili. Per la levità e la leggerezza vengono in mente il primo Palazzeschi e Sandro Penna. Emily Dickinson, Wislawa Szymborska, e tante altre ed altri nelle opere successive diventeranno sorelle o fratelli ai quali dedicare i propri versi.
CONCLUSIONE PROVVISORIA
Teresino, come ho detto e ridetto, fu pubblicato nel 1981. La genesi del libro, la sua struttura, i suoi contenuti, il suo linguaggio, tutto ci fa capire che, andando oltre quelle pagine e quelle poesie, l’esperienza di vita di Lamarque era assai difficile. In Poesie dando del Lei, pubblicate nel 1989, scriverà:
La mia superficie è felice,
ma venga venga a vedere
sotto la vernice.
Forse nei decenni precedenti neanche la superficie era felice, tanto è vero che nel 1984 va in analisi, un’analisi che durerà vent’anni e che l’aiuterà ad affrontare meglio la vita e la scrittura in un patto di alleanza tra le due.
In un’intervista al Corriere della Sera del 3 settembre 2005, intitolata Grazie alla terapia, nei miei versi ho ritrovato la gioia di vivere, la poetessa confesserà: «Ho un solo rimpianto: di aver cominciato l’analisi tardi, a 38 anni. Era il 1984 e già da decenni vivere mi era diventato difficile. Alcuni “colleghi poeti” mi suggerivano la terapia di Lacan, altri la psicologia analitica di Jung, nel dubbio le affrontai tutte e due contemporaneamente. Ma bastò il primo colloquio: i generosi 75 minuti concessi dallo psicanalista junghiano contro gli scarsi 20 minuti del lacaniano. Ebbe così inizio il viaggio più lungo della mia vita. E iniziò anche un nuovo libro. […] L’analisi non mi ha allontanata dalla scrittura né dalla vita. Anzi ha permesso la stipulazione di un patto di alleanza tra le due.» Il frutto di questo “patto di alleanza” sono i tre libri che hanno per argomento centrale il transfert positivo vissuto dall’autrice col Dottor B.M.: Il Signore d’oro (1986), Poesie dando del Lei (1989), Il Signore degli spaventati (1992). L’ordine di pubblicazione non corrisponde all’ordine cronologico di scrittura. Quest’ordine verrà ripreso nell’Oscar Poesie 1972-2002. Il terzo libro passerà al secondo posto e il secondo al terzo. I temi affrontati in Teresino, che caratterizzeranno trasversalmente tutta l’opera poetica di Vivian Lamarque, subiranno delle evoluzioni e dei cambiamenti. L’augurio è che questa mia relazione vi spinga a leggerli e a notare personalmente i mutamenti.
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